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Alessandro Borghese e gli Anolini

“Eh no, questa non ce la dovevi fare, caro Alessandro!” La nostra lettera inizia così, e le parti chiamate in causa sono Alessandro Borghese da una parte, noi piacentini amanti e tutori delle tradizioni locali, dall’altra, in primis, su tutti, c’è una giovane ragazza, Giulia Zaffignani, che ha avviato una raccolta firme sulla piattaforma on-line di campagne sociali Change.org e nel giro di poche ore la petizione aveva già raccolto oltre 700 firme!

Ma non solo. Questa news si diffondeva attraverso i social alla velocità della luce, accendendo gli animi patriottici del popolo piacentino, memori di quanto Parma sia capace di attribuirsi meriti ed eccellenze, a volte, non del tutto propri.

La verità, però, come spesso capita, sta nel mezzo.

E’ vero che gli anolini sono parmigiani, ma sono anche piacentini e, addirittura, sconfinano in terra lombarda, poiché vengono serviti anche sui tavoli del cremonese.
Queste tre deliziose portate si differenziano nella preparazione del brodo e nell’impasto, ma sempre di anolini si tratta. Per uscire dalla disputa di campanile possiamo utilizzare la “tattica del dialetto”, chiamiamoli quindi con il loro nome tipico locale, per cui: gli anvein sono solo quelli piacentini, gli anulen quelli parmigiani, mentre nel cremonese diventano i maruben.

Noi comunque, a sostegno della giovane Giuliaandiamo qui e sosteniamo la petizione, per dire che gli anolini sono piacentini, parmigiani e cremonesi, né più né meno. E se si vuol dire che appartengono solo alla provincia di Parma… eh no, non è così.
Sui tavoli del parmigiano ci sono tante,ma tante, ma tante di quelle bontà che non serve confutare la verità. Non ne abbiamo bisogno!

Quindi Alessandro Borghese, amico nostro, quando parli degli anolini ricordati delle tre versioni: anvein, anulen e maruben, sennò la boccaccia te la facciamo noi, una boccaccia di Famelici, dove si parla di te, anche qui..!
Possiamo dire che così va bene? Perfetto! Allora salutiamoci con l’augurio più gustoso e saporito che conosciamo che è: Buon appetito!

©Roby Rossi

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